Palestina: La tragedia di essere vittime delle vittime

Il Muro
Il Muro
Il Muro di separazione in costruzione nei territori occupati della Palestina è in realtà il muro della conquista e dell’apartheid. Alto 8 metri, è lungo oltre 750 km, più di due volte la lunghezza della Green Line, il confine fra Israele e Palestina internazionalmente riconosciuto.
Il Muro di Berlino, a confronto, era un nano, lungo solo 155 km e alto 3,6 metri.
Il costo del muro è di 2 milioni di dollari, circa 3 miliardi di vecchie lire, al Km!
Se sarà completato, 500.000 palestinesi circa saranno intrappolati fra il muro e la Green Line e il 40% circa della Cisgiordania sarà di fatto annessa a Israele.
Il Muro impedirà la creazione di uno Stato Palestinese libero, indipendente e sovrano. Negherà ai palestinesi i loro diritti fondamentali. Non porterà sicurezza al popolo di Israele, ma provocherà violenza e sofferenze per decenni.
Il 9 luglio 2004 la Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja ha emesso, a larghissima maggioranza (14 contro 1), un parere consultivo, su richiesta dell’ONU, secondo il quale il Muro viola le leggi e i trattati internazionali e, di conseguenza, deve essere rimosso e i palestinesi devono essere risarciti per i danni materiali subiti.
Il 22 luglio 2004, sulla base del parere dell’Alta Corte, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con solo sei voti contrari, ha approvato una risoluzione che invita Israele a smantellare il muro e a risarcire il popolo palestinese.

Ma la costruzione del Muro, in violazione del diritto internazionale, continua!

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I profughi Palestinesi
Profughi
rula halawani
Il problema dei profughi Palestinesi è stato creato dalla colonizzazione sionista della Palestina e da due guerre, la guerra del 1948 e la guerra del giugno 1967. La guerra del 1948 (An-Nakba) fu scatenata dalla Risoluzione 181 del 29 novembre 1947 (Il piano di spartizione) dell’Assemblea Generale dell’ONU che assegnava il 56,47 % della Palestina allo Stato ebraico quando gli ebrei erano meno di un terzo della popolazione e possedevano non più del 7% della terra. La guerra portò alla costituzione dello Stato di Israele sul 78% della Palestina storica e allo sradicamento della popolazione Palestinese indigena dalla sua terra natale con la forza militare, la minaccia di massacri e con attacchi perpetrati da organizzazioni militari clandestine ebraiche e da gruppi terroristici come l’Haganah, l'Irgun e la banda Stern.
Secondo l’UNCCP, 726.000 Palestinesi fuggirono verso i paesi arabi vicini o altrove, mentre 32.000 sono diventati profughi rimanendo in Israele, mentre le loro terre, le loro case e i loro villaggi furono confiscati e spesso distrutti dall’esercito israeliano. Degli 800.000 arabi che vivevano nel territorio diventato di Israele, solo circa 100.000 rimasero diventando la minoranza araba.
Profughi
rula halawani
Circa 531 villaggi e città arabe furono distrutte o riinsediate dagli Ebrei.
L’11 dicembre 1948 l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato la risoluzione n. 194 che al punto 11 stabilisce: “ai profughi che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini deve essere permesso di farlo alla data più vicina praticabile e un compenso deve essere pagato per le proprietà di quelli che scelgono di non tornare”.
Fino ad oggi, e nonostante il fatto che i nuovi storici israeliani abbiano riconosciuto che l’espulsione dei Palestinesi fu un preciso obiettivo dei fondatori dello Stato di Israele, la posizione ufficiale di Israele rimane quella di rifiutare ogni responsabilità e di non applicare questa, come altre, risoluzioni dell’ONU.
(da PASSIA, Palestinian Refugees, special bulletin maggio 2004, www.passia.org)

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I Prigionieri Politici nelle carceri israeliane
Dall’inizio dell’occupazione israeliana dei territori Palestinesi nel 1967, più di 650,000 Palestinesi sono stati detenuti da Israele, circa il 20% della popolazione. Poichè la maggioranza dei detenuti sono maschi, il 40% della popolazione maschile è passata per le carceri israeliane.
Secondo i regolamenti militari israeliani, un Palestinese può essere detenuto fino a 18 giorni senza che i militari israeliani informino il detenuto delle ragioni del suo arresto e senza essere portato di fronte a un giudice.
L’uso di pratiche che costituiscono tortura durante gli interrogatori è stato legalizzato all’interno del sistema giuridico israeliano e permesso in casi individuali se i servizi di sicurezza sospettano che un detenuto costituisca una minaccia alla sicurezza dello Stato. Alcuni detenuti sono morti in prigione a seguito delle torture. Le confessioni ottenute con la tortura sono accettate dalle corti israeliane.
La detenzione amministrativa, che è un arresto senza accusa e giudizio, è stata usata come una forma di punizione collettiva dall’esercito israeliano contro i Palestinesi ed è illegale secondo la legge internazionale. Nel mese di ottobre del 2002, vi erano più di 1,050 Palestinesi in detenzione amministrativa, che può essere rinnovata senza limiti secondo i regolamenti militari.
Le condizioni nelle prigioni sono inumane. I detenuti sono tenuti in tende sovraffollate che sono spesso logore e che non assicurano una adeguata protezione contro il tempo cattivo. I prigionieri non ricevono razioni di cibo adeguate, nè in quantità nè in qualità, non sono riforniti di vestiti puliti e di sufficienti mezzi per la pulizia.
Attualmente i prigionieri politici sono circa 7.500.
(da Addameer, the Prisoners Support and Human Rights Association, www.addameer.org)

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Sull’antisemitismo
1. Anti-Semitismo: Un manuale pratico, di Uri Avnery, 17 gennaio 2004
Una barzelletta ungherese: durante la guerra del giugno 1967, un ungherese incontra un amico. “Perché sei così contento?”, domanda. “Ho sentito che oggi gli israeliani hanno abbattuto sei Mig sovietici”, risponde l’amico. Il giorno seguente l’amico ha l’aria ancora più trionfante. “Gli israeliani hanno abbattuto altri otto MIG”, annuncia. Il terzo giorno l’amico è mogio. “Che cosa è successo? Oggi gli israeliani non hanno abbattuto nessun MIG?”, chiede l’uomo. “Sì”, risponde l’amico, “ma oggi qualcuno mi ha detto che gli israeliani sono ebrei!”. In poche parole la storia è tutta qui.
L’antisemita odia gli ebrei perché sono ebrei, indipendentemente dalle loro azioni. Gli ebrei possono essere odiati perché sono ricchi e lo ostentano o perché sono poveri e vivono nello squallore. Perché hanno svolto un ruolo importante nella rivoluzione bolscevica o perché alcuni di loro sono diventati incredibilmente ricchi dopo il collasso del regime comunista. Perché hanno crocifisso Gesù o perché hanno contagiato la cultura occidentale con la “moralità cristiana della compassione”. Perché non hanno patria o perché hanno creato lo Stato d’Israele. Questa è la natura di tutti i tipi di razzismo e di sciovinismo: si odia qualcuno perché è ebreo, arabo, donna, nero, indiano, mussulmano o hindu. Le caratteristiche personali (di lui, di lei), le sue azioni, i suoi successi non sono importanti. Se lui o lei appartiene alla razza, religione, genere aborriti, sarà odiato/a.

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