News

<<  Pagina 2 di 3  >>

18/10/2004 - IBDAA CULTURAL CENTER
DHEISHEH REFUGEE CAMP
PALESTINIAN CHILDREN’S FOLKLORE DANCE GROUP
ITALIAN TOUR: SEPTEMBER 29th – OCTOBER 15th 2004

Chi sono? Come mi chiamo? Dove abito? Il colore della mia pelle?
Le mie speranze? Il mio compleanno? Cosa amo? Cosa odio?

Come mi chiamo? I miei genitori mi hanno dato il nome della città dove i miei nonni sono nati e hanno vissuto. Così che il mondo si ricordi delle città e dei villaggi che il popolo palestinese è stato costretto ad abbandonare. Attraverso il mio nome le storie e le sofferenze dei nostri nonni non saranno mai dimenticate.

L’età non è importante perché non so cosa significa l’infanzia. Non so cosa significa giocare spensieratamente. Però conosco le prigioni e il sogno della libertà. Mio papa fu imprigionato perché sognava di vivere in libertà.

Dove abito? In una casa squallida in un posto chiamato campo profughi. Questo campo si trova vicino a Betlemme. Vedo i turisti e i pellegrini che la visitano ma loro non vedono me.

Il colore della mia pelle? Bianco, nero, giallo, il colore della mia pelle non importa, perché … gli uomini sorgano da ogni stirpe, ma il colore del nostro sangue è lo stesso per ognuno.

Cosa sono le mie speranze? Le mie speranze sono semplici: vivere senza soldati, chiusure e punti di controllo (checkpoint). Avere spazi dove poter giocare all’aria aperta invece di vicoli oscuri e fangosi. Avere acqua tutti i giorni per poter bere e lavarmi.

Quando è il mio compleanno? Il sei, il dieci, il quindici, non mi ricordo la data del mio compleanno perché non lo festeggio. Da quando è morto mio fratello Bassam, ucciso dal fucile di un soldato, la mia famiglia non festeggia più.

Cosa amo, cosa odio? Io amo cantare e suonare della buona musica. Non amo il suono dei fucili.
Amo il profumo dei fiori. Odio l’odore dei lacrimogeni. Amo la libertà, odio l’oppressione.

Trascrizione a cura di Alfredo Tradardi

9/10/2004 - 7 ottobre Monfalcone – Gorizia
Pierpaolo Di Giusto


Liceo Scientifico Buonarroti
© Pierpaolo Di Giusto
Arrivano puntuali alle ore 10 a Monfalcone.
L'incontro si svolge al Liceo Scientifico Buonarroti.
Professori e ragazzi dimostrano un grande interesse a quest'incontro.
Nella scuola non c'è un teatro e la rappresentazione si effettuerà in palestra. Non è la situazione migliore, ma l' acustica è buona e la vicinanza tra danzatori e pubblico crea una buona atmosfera.
Alla fine dello spettacolo gli applausi sono tanti.

Liceo Scientifico Buonarroti
© Pierpaolo Di Giusto
Anche il dialogo tra i ragazzi è molto interessante, d'altronde era la cosa alla quale la scuola teneva di più, e bellissimo è stato alla fine dell'ufficialità, quando i ragazzi si sono spontaneamente mescolati tra di loro, formando dei piccoli capanelli di dialogo molto cordiali.
Poi pranzo a Gorizia, relax ai giardini pubblici e alle ore 18 spettacolo al Teatro di Lucinico di Gorizia .
Gli spettatori a dir la verità non erano molti, ma il gruppo comunque ha trasmesso le forti emozioni di sempre.



09/10/2004 - Tarcento, October 9th, 2004
by Noah Salameh

Questo viaggio è stato uno dei miei migliori viaggi in Italia. Parto oggi e sento che una parte di me è ancora in Italia.
Vorrei ringraziare tutti gli organizzatori che hanno dato il loro contributo, in ogni città e in ogni scuola a questa tournée, per la loro calda accoglienza e il lavoro fatto per assicurare il successo del nostro viaggio e per renderlo il più possibile confortevole.
Ho imparato molto in questi giorni dal popolo italiano e mi sento molto più vicino a tutti voi.
Sono lieto di sapere che vi sono molte persone in Italia che comprendono la natura del nostro conflitto e che sono impegnate ad aiutarci per arrivare ad una pace giusta.
Sono lieto di dire che la speranza è cresciuta in noi per il vostro impegno nel sostenere la nostra lotta per la libertà e per la pace.
Vorrei sottolineare che questo è il secondo scambio di gruppi culturali e che continueremo in questa direzione.
Vorrei sottolineare ancora che la nostra missione è la pace, una pace vera che ci dia dignità e rispetto.
La nostra danza è un appello al mondo a fermare l’occupazione e a distruggere il muro, tutti i muri tra i popoli e a costruire relazioni e scambi.
Io vorrei che imparassimo l’uno dall’altro e che cantassimo e danzassimo insieme per la pace e la giustizia.
Di nuovo vorrei ringraziare tutti gli organizzatori e tutti coloro che sono venuti ad ascoltare la nostra storia e vi prometto che continueremo i nostri sforzi per portare l’altra parte nel giardino della pace.

(traduzione di Alfredo Tradardi)

07/10/2004 - Palestina, per danzare la speranza
Gazzetta di Parma, 4 ottobre 2004

E' stato di grande valore e importanza, umana ancora prima che artistica, l'incontro al Teatro al Parco con i giovanissimi danzatori palestinesi del gruppo del Centro Culturale “Ibdaà” , nato nel campo profughi di Dheisheh, vicino a Betlemme. Un incontro colmo di calore, da parte del pubblico che ha affollato il teatro desideroso di far sentire concretamente la propria vicinanza a questi ragazzi che vivono una realtà durissima, ammassati in undicimila su una superficie che non misura pi ù di mezzo chilometro quadrato, in condizioni di estrema povertà. Una platea multietnica, numerosi parmigiani di fianco a donne dal capo velato e ad alcuni nuclei famigliari della comunità palestinese di Parma, che alla fine è esplosa in un lunghissimo applauso di solidarietà e affetto per i ragazzi del gruppo “Ibdaà”... continua