Il campo profughi di Dheisheh

Quelli che fuggirono a Dheisheh provenivano da 45 villaggi del territorio ora nelle mani di Israele. I loro discendenti costituiscono oggi gli 11.000 abitanti del campo, 11.000 persone che vivono in meno di mezzo km2 di terra.
Comunità attiva e dotata di una forte capacità di ripresa, Dheisheh ha una lunga storia di soffeenza e di lotta. Fino al ritiro delle truppe israeliane nel 1985, il campo è stato circondato da un alto reticolato di filo spinato che bloccava tutte le 14 entrate nel campo eccetto una. I soldati percorrevano i vicoli provocando scontri violenti con l’uccisione di decine di persone, mentre centinaia sono stati i feriti, le persone rese disabili e i detenuti. Durante gli anni del processo di pace, le condizioni dei profughi sono state largamente ignorate al tavolo negoziale, gettando la comunità nella frustrazione e nella disperazione.

Al mese di agosto 2004, il campo ha perso 56 dei suoi abitanti, 15 dei quali ragazzi con meno di 18 anni. Oltre alla violenza, la vita a Dheisheh [ caratterizzata da sovrappopolazione e povertà. L’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Profughi Palestinesi) è responsabile per la sanità, l’istruzione e il welfare nei campi Palestinesi, ma è stata incapace, a causa della diminuizione dei fondi, di realizzare i servizi necessari per il benessere dei residenti del campo. C’è una sistematica mancanza di acqua in estate e continui blackouts elettrici in inverno. La disoccupazione è balzata a più del 56% dall’inizio dell’Intifada, perché le chiusure e i coprifuochi hanno distrutto quasi completamente le attività economiche nei territori occupati.
I bambini e i ragazzi di Dheisheh
La vita dei bambini e dei ragazzi di Dheisheh, che sono più della metà della popolazione del campo, è durissima. Molti di loro devono affrontare una povertà grave e sono spinti a vivere nei vicoli sporchi a causa della mancanza di campi da gioco e di servizi nel campo. Essi perdono rapidamente la loro fanciullezza colpiti direttamente dalla instabilità politica e dalla violenza. Vi è stata quindi da sempre una forte necessità di creare uno spazio dove i bambini e i ragazzi potessero esprimere la loro infanzia perduta partecipando a iniziative per arricchire i loro talenti e incoraggiare la loro creatività.
Il centro culturale IBDAA è stato il risultato di questo tentativo